I Quechua

Quando gli Inca non esistevano ancora, i Quechua e gli Aimara erano già presenti in America, furono loro a costruire tepee in pietra e paglia e crearono statue dei loro antenati.

I Quechua sono come tutti i popoli attuali, una stirpe degli Erroks, i discendenti di svariate sottorazze amalgamatesi negli ultimi dieci millenni sulla terra. Nelle Americhe, molte tribù avevano già costituito una gran nazione comune, prima dell’arrivo dei gesuiti “Colombiani”, la nazione degli Irokesi. Rappresentanti degli Irokesi, tentano nel 2008 di riappropriarsi delle loro identità culturali, anche adesso abolite da intrusi gesuiti missionari. Tutte le attuali sottorazze presenti sul pianeta sono i superstiti degli Erroks (europei compresi).

I Quechua conservano tratti somatici asiatici e sono probabilmente i discendenti dei Turaniani, quarta sottorazza della Razza Matrice Atlantica.

I Quechua vivono ancora immersi nelle foreste del sud America e sugli altopiani. I loro avi costruirono magnifici templi di pietra per segnare i luoghi di maggior radiazione tellurica in tutte le Americhe ed inoltre lasciarono in eredità alle stirpi discendenti, la conoscenza d’ogni erba e minerale per la medicina naturale. I popoli delle Americhe che hanno conservato le memorie culturali profonde, chiamano il nostro pianeta “La ruota della medicina”.

I Quechua, sono oggi considerati i guardiani dei segreti in regioni del mondo rimaste fuori dell’acqua durante i ricorrenti cambiamenti geologici sulla terra.

Le vie fluviali che dalle Ande collegano i due oceani, Pacifico ed Atlantico in America del Sud, sono state tentate da tutti i colonizzatori europei e dai loro istruttori i gesuiti, dal quindicesimo secolo in poi. Piante, minerali ed animali sono ancor ora, prelevati da moderni preti della razza bianca per realizzare alti profitti da aggiungere a quelli dell’estrazione di pietre, legno, balsami, cibi preziosi e memorie provenienti dalle “Giungle avvolte nelle nebbie”.

Quello che mantiene la regione amazzonica ai primi posti fra i soggetti preferiti nei romanzi d’avventura e del mistero, sono le infinite reti stradali che collegano antichissime città sotterranee. Molte entrate in livelli superiori di città profonde, sono state trovate da picconatori al servizio dei missionari gesuiti, ma sono soprattutto gli accessi al regno assai più interno di Xibalba gli obiettivi del Vaticano. Passaggi ancora nascosti nella giungla e fra le rocce amazzoniche. Gli esploratori che trovarono gli accessi ai primi livelli delle città sotterranee e vi penetrarono in profondità, non poterono riferire cronaca ai gesuiti poiché non fecero ritorno a casa. Vedi il viaggio dell’esploratore Percy Fawcett, 1925.

Nel 1907 il celebre esploratore inglese Percy Fawcett dichiarò di aver abbattuto a fucilate un serpente di 19 metri, sulle sponde del Rio Negro, durante una spedizione in canoa. Dopo averlo misurato, il colonnello si era reso conto di non aver mai visto nulla di simile, mentre i suoi accompagnatori indigeni conoscevano bene quella mostruosità; la chiamavano Sucuriju. Fawcett, dunque, fu il primo europeo ad incontrare il leggendario dominatore della foresta amazzonica e ad avere la possibilità di poterlo raccontare. Purtroppo, benché godesse di molta stima, nessuno volle credere al suo racconto e, di colpo, si ritrovò oggetto di scherno (un insulto che il coraggioso ma suscettibile colonnello Fawcett non perdonò mai alla comunità scientifica). Fawcett scomparve senza lasciare tracce nel 1925, in Brasile, durante una spedizione organizzata per rintracciare la mitica città di Ibez (che egli riteneva una colonia di Atlantide) e non ebbe quindi la possibilità di vedere la sua affermazione supportata da nuove testimonianze.

Gli Erroks del Maranon, secondo le loro affermazioni, provennero dal mondo sotterraneo di Xibalba, fuoriuscendo dal retro di una cascata. Il motivo che li spinse ad uscire è un mistero.

Anche i popoli Quechua sono esperti nella trasmissione telepatica d’immagini visive così come lo sono gli Aborigeni australiani, i Boscimani africani, i Bompo del Gobi e i bianchi europei individualizzatisi dell’attuale sottorazza, “Ariana/Slava”.

I popoli che vivono nella valle dell’Huallaga, oggigiorno rinunciano all’elettricità nei loro villaggi ma, cavi telefonici che permettono connessioni in internet sono già in funzione perché quella regione del mondo è considerata “Zoo antropologico e isola naturalistica” dai guardiani vaticani e da un giro d’uomini d’affari, oltre che da esperti antropologi, botanici ed ecologisti, tutti loro imboscati in quell’oasi ancora incontaminata dalla televisione, d’antenne elettromagnetiche, da legioni dei meno abili fra curiosi viaggiatori mondiali ordinari.

La valle di Huallaga è calata all’interno di fitte giungle e d’antichissime città segnate da coni e statue di pietra e terracotta.

Voi leggete dov’è andato Steven per assicurare interazioni culturali fra tribù degli Erroks, i Quechua del Perù amazzonico e i “Visi pallidi” europei, scribi erranti. Seguono cronache da Llucanayacu.

…”Il piccolo paesino dove vivo si chiama Llucanayacu (si pronuncia giucanaiacu) in Quechua, significa luogo dell’acqua che sale e scende. Il livello dell’acqua aumenta e diminuisce di qualche decina di metri durante la stagione delle piogge e la stagione secca. Esso si trova nella valle dell’Huallaga, il gran fiume che unendosi con il Maranon, formerà parte del Rio delle Amazzoni. Siamo nell’alta Amazzonia, nel Dipartimento di San Martin distretto di Chazuta, Perù”.

Sono in paese, e posso scrivere.
ti sei chiesta come, nella foresta dove ancora non c’è corrente elettrica, e una strada ben fatta, ci possa essere internet??? In paese c’e la linea, però e’ pessima e molto lenta. Esiste ben funzionante solo nella città, e in città non vado spesso pazienza, (pero a mio dire) senza togliere niente al tuo instancabile e prezioso lavoro che tu fai in linea, a volte questo mezzo, toglie la poesia delle cose, immagina questo mondo che noi umani, contribuiamo a rendere pessimo, senza poesia…

Se vuoi posso inviarti storie, articoli, curiosità, problemi della gente, giacché qui i villaggi sono piccoli e la gente mormora……

 

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