Il significato della Chacana nella simbologia andina

Nell’inevitabile confronto tra ideologie avvenuto nel momento del contatto tra i due “mondi”, gli Spagnoli (intesi come gruppo di persone capeggiate da Francisco Pizarro, non come popolo n.d.r.) trovarono una cultura locale superiore rispetto alla loro, ma si comportarono nel modo più intollerante ed ottuso: con il pretesto dell’ “evangelizzazione”, iniziarono un’eliminazione sistematica della fede, delle conoscenze, dell’arte, delle tradizioni, delle tecniche, delle manifestazioni folkloristiche. Distrussero e saccheggiarono barbaramente le istituzioni, i gruppi sociali, i templi, le città, le strade, le lingue, ma soprattutto l’incalcolabile mole di sapere non scritto (le popolazioni andine infatti non conoscevano l’uso della scrittura) con cui entrarono in contatto.

Fortunatamente non tutto è andato perso, perchè grazie ai monumeti rimasti e alle cronache del periodo coloniale, ci sono rimaste testimonianze di alcuni simboli delle civiltà incaiche e preincaiche. In questo modo, possiamo ricostruire, seppur parzialmente, il sistema di pensiero scientifico e filosofico passato. Ne è un esempio la “Chacana”.

Significato siderale

Chacana è la denominazione quechua della cosiddetta “Costellazione Madre dei Popoli Originari Andini”. Nelle lingue locali il verbo “chakay” indica “attraversare” e “na” è un suffisso che indica “che si deve” e quindi “chacana” diventa: “ciò che si deve attraversare”, ovvero il ponte.

Secondo un’altra interpretazione, “chaka” = attraversamento, “hanaq” = superiore e quindi chacana = attraversamento verso il mondo superiore.

In lingua aymara viene definita “Pusi Wara”, ovvero “quattro stelle” e corrisponde a quella che ora è stata ribatezzata “Cruz del Sur”. Per estensione, vengono denominati “chacana” anche i segni scalonati, a partire dalla “Croce Scalonata Andina”.

Nel mondo andino pre-incaico esisteva un sistema geometrico proporzionale di misure, il cui fattore di variazione si basava sulla relazione matematica da noi conosciuta come “pi greco”, sintetizzata nella formula geometrica della “Croce Quadrata”. Questa nasceva dall’osservazione della costellazione della “Cruz del Sur” e nel calcolo di una proporzione sacra tra i bracci della croce stessa: il braccio minore costituiva il lato di un quadrato e il maggiore la diagonale del quadrato stesso (radice quadrata di due, denominata CHEQALUWA, da Cheqaq= vero).

Tutte queste proporzioni si riflettono nella composizione della “chacana”.

In base ad accurati studi e rilievi geodesici si è rilevato che se si traccia una “chacana” ideale con centro a Tihuanaku, nell’attuale Bolivia, i principali Centri rituali e cerimoniali si trovano collocati nei punti di intersezione delle rette del quadrato con le rispettive circonferenze. Seguendo questo schema, è stato possibile individuare molti centri archeologici perduti. Inoltre, anche il famoso “Qapac Ñan”, o “cammino inca principale” segue questa logica, ed Oruro, Potosì, Tihuanaku, Cusco, Machupicchu, Cajamarca sono allinati lungo questa direttrice, che segue l’antica inclinazione dell’asse terrestre.

Lo stesso simbolo si può trovare in un petroglifo a 20 km al nord della città di Cajamarca, in un disegno intagliato in bassorilievo, con un rettangolo e due diagonali. Questo disegno rappresenta uno strumento di misura e di calcolo denominato “Unità Cumbe mayo” e corrisponde a 4,6 cm, il cosiddetto “pollice inca”.

Interpretazione collegata al sistema di valori andini

La “chacana” è un simbolo incaico, rappresentato da una croce andina formata da quattro scaloni da tre “gradini” (con una simbologia numerica che verrà approfondita in seguito) superiori ed esterni e due inferiori ed interni. Gli scaloni superiori esterni corrispondono al mondo “ideale”, la scala destra comprende la teoria cosmogonica, quella sinistra spiega la teoria dei tre mondi. Gli “scaloni” inferiori ed interni corrispondono al mondo “reale”: quelli di sinistra comprendono le norme di condotta e i principi basici delle relazioni umane, mentre quelli di destra sintetizzano l’ordine gerarchico inalterabile delle relazioni politiche, sociali e religiose. Nel lato superiore destro, che chiameremo “Paccarec” o “nascita”, si trova il primo scalone a tre livelli che spiega la concezione dell’universo.

Per gli incas, il creatore supremo di tutte le cose è “Illa Tecse Wiracocha Pachayachachic”, e a lui, creatore del cielo e della terra viene riservato il primo scalone, in posizione più elevata. Il Sole ocupa il secondo scalone, ed è visto come un dio vivo e vicino. Il terzo scalone è quello dei “Mallquis”, divinità tutelari e proprie di ogni comunità e di ogni individuo; tra questi sono compresi gli antenati, le “Huacas”, gli “Apu”…

Il lato superiore sinistro, chiamato “Puriy”, simbolizza la teoria delle tre vite o dei tre mondi.

Hanan Pacha” è “ciò che c’è prima della vita”, ed occupa il primo gradino, corrispondente al “mondo superiore”: in questo luogo magico e mitologico vivono le divinità tutelari (Apu), con caratteristiche molto umane, ma anche gli uomini (anima e corpo) dopo la loro morte, generando nuove vite.

Kai Pacha”, tradotto come “questa vita” trascorre dalla nascita fino alla morte: è un’esistenza ordinata e predeterminata. Le popolazioni andine, infatti, non erano fataliste, ma convinte che ogni persona che veniva al mondo doveva compiere un ruolo stabilito all’interno dell’ordine e dell’armonia comunitarie.

Uju Pacha”, o “dopo la vita”: dopo la morte, l’uomo si reintegra alla natura e ritorna alla sua “Pacarina”. Per questo le sepolture avvenivano sotto gli alberi, negli anfratti rocciosi, nelle cavità naturali delle montagne, a diretto contatto quindi con gli elementi naturali.

Nel lato inferiore sinistro, definito “Kausanapac” o “regola di condotta” troviamo il terzo scalone a tre livelli, che scendono internamente e che simboleggiano la vita, l’etica e la morale.

Il primo scalone è occupato dal principio morale dell’onestà: “Ama llulla”,con l’invito a tutti gli uomini a comportarsi in modo franco e leale. L’abuso dell’onestà e della buonafede altrui era visto in modo molto negativo.

Il secondo livello corrisponde al principio della lealtà e del rispetto “Ama sua”, norma di condotta su cui si basava la vita dell’intera comunità e che regolava il principio della condivisione. Il terzo livello del lato sinistro del mondo reale lo occupa la norma “Ama qella”, che indica laboriosità, lavoro cosciente e costante per la crescita della comunità e dell’impero. I frutti del maggiore lavoro si rifletteranno in maggior abbondanza e feste per il popolo. È strettamente collegato ai due principi precedenti: l’indio ha infatti l’obbligo di lavorare onestamente per condividere con l’ “ayllu” i prodotti.

L’ultimo scalone corrisponde al mondo reale, inferiore ed interno che viene chiamato “Yuyaypac” o “inelterabilità”: il primo gradino viene occupato dalle terre del Sole: i prodotti che si ottenevano da queste terre servivano per il sostentamento di 6.000 sacerdotesse solari.

Nel secondo livello si trovavano le terre dell’Inca, che erano quelle con i migliori suoli e la maggior estensione. Il lavoro di queste terre produceva ingenti risorse alimentari, tessili, utensili, armi… destinate a retribuire i lavori prestati dalla popolazione all’impero e erano uno strumento di scambio e di “regalia” nei confronti delle popolazioni “vassalle”.

Il terzo gradino era occupato dalle terre del popolo, che venivano estese di più e che venivano affidate per la coltivazione ad ogni nucleo familiare.

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