Ascolta la parola dell’unico Dio!

Pizarro schiera la sua cavalleria di appena 37 unitá e per alcuni minuti gli avversari si misurano silen­ziosamente. 1 cronisti dell’epoca raccontano che un sacerdote cristiano si avvicina all’Inca e gli por­ge una Bibbia esortandolo a dare ascolto alla «pa­rola dell’unico vero Dio» e a sottomettersi al re di Castiglia e al papa di Roma. Atahualpa si porta il libro all’orecchio e poi lo getta infastidito per ter­ra dicendo «questa cosa non parla!». Per gli Spa­gnoli il disprezzo della Bibbia é come un segnale d’attacco: a sorpresa Pizarro scaglia le sue truppe contro gli indios convenuti sulla piazza, fa chiude­re gli stretti vicoli per impedire ogni via di fuga, cenari spagnoli e sul fragile trono di Vilcabamba si alternano vari sovrani, tra cui l’Inca Titu Cusi che nel 1567 si converte al cristianesimo e consegna piccolo regno autonomo nelle mani degli Spagnoli. Il Paese é sotto pressione, lo sfruttamento della popolazione da parte della encomiendas (l’istitu­zione spagnola che assegna le terre e i villaggi confiscati ai coloni) é spietato. II viceré Francisco de Toledo procede alta deportazione degli Indios dai villaggi alla cittá e altri vengono condannati ai lavori forzati nelle miniere d’argento e nei campi. L’esasperazione degli Indios porta alla rivolta del­l’ultimo Inca, leggendario Tupac Amaru, che rie­sce a organizzare la resistenza contro gli Spagno­li. Ma il popolo é ormai decimato da soprusi, ma­lattie e guerre – dei circa 4 500 000 abitanti ori­ginari tra Perú e Bolivia sopravvivono poco piú di 800 000 persone – e dopo due anni di lotta di­sparata il capo inca degli insorti viene catturato e giustiziato nel 1572. L’esecuzione di Tupac Amaru decreta definitivamente la fine degli Inca: le dina­stie non esistono piú, gli idoti sono distrutti, i se­potcri profanati dai cercatori d’oro, i figli dei no­biti vengono ormai educati nei collegi dell’Ordine dei Gesuiti e dei Francescani e le terre dei vice­reami del Nuovo Mondo sono frantumate in tanti feudi controllati da Spagnoli e meticci.

Come successore dell’Inca viene nominato Tupac Hualpa, un fratello minore della dinastia – che mo­rirá poco dopo per avvelenamento -, e Pizarro, fi uccide la scorta dell’Inca e scatena una sarabanda infernale tra cavalli e soldati che finisce in un mas-sacro collettivo senza che gli Indios possano rea-gire. La strage, i saccheggi, l’uccisione di gente inerme continuano per tutta la notte e il giorno seguente. Atahualpa viene messo in catene ed é imprigionato nel suo palazzo.
Quando si sparge la notizia della cattura di Atahualpa l’Impero cade nel caos e nel panico. L’imperatore rivale Huascar fa sapere agli Spagno­li che in cambio dell’uccisione del fratellastro sa­rebbe disposto a colmare d’oro i conquistadores e a sottomettersi alla Corona spagnola: ma la sua proposta arriva in ritardo perché nel frattempo i sostenitori di Atahualpa riescono ad assassinare Huascar nel suo palazzo di Cuzco. Pizarro allora non ha piú scrupoli e propone un patto diabolico: in cambio di una stanza (della capienza di 88 metri cubi) riempita di oggetti d’oro e d’argento, sareb­be disposto a concedere la libertó a Atahualpa. In pochi giorni viene raccolto il riscatto, che consiste in 5720 chili d’oro e 11 000 chili d’argento. Ovvia­mente Pizarro non ha la minima intenzione di sal­vare l’Inca e dopo ayer allestito un processo som­mario nel quale Atahualpa viene accusato di idola­tria, lo fa condannare alla morte sul rogo – una fi­ne ingloriosa e terribile per un Inca che crede nel­la conservazione del corpo oltre la vita, per cui le salme venivano mummificate, avvolte in preziosi tessuti e esposte durante le cerimonie religiose. Forse per questa ragione Atahualpa – il quale non si fa piú illusione sulla sorte che lo attende – ac­cetta all’ultimo momento di essere «battezzato», in modo che la condanna venga tramutata in «mor­te per garrotamento». Eseguita la sentenza per strangolamento, il corpo viene esposto nella piaz­za e poi sepolto «cristianamente» nella chiesa di San Francisco a Cajamarca, costruita in tutta fretta dai missionari che accompagnano l’armata. Secon­do una leggenda peruviana, la calma viene trafu­gata nottetempo e trasferita a Quito, dove si tro­verebbe il misterioso sepolcro di Atahualpa.

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